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Akai Okami Shou
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La razza24 settembre 2026di Enrico Ciacci4 min di lettura

La storia dell'Akita Inu: dai Matagi ai giorni nostri

L'Akita Inu ha origine nella regione del Tohoku, nel nord del Giappone, e discende dai cani dei Matagi, i cacciatori di montagna.

Le origini nel Tohoku

La razza prende il nome dalla prefettura di Akita, nel nord dell'isola di Honshu: una regione di montagne, boschi e inverni lunghi e nevosi.

È un dato che spiega la costruzione del cane: il doppio pelo denso, la struttura robusta ma asciutta, il piede raccolto, il movimento efficiente. Non sono scelte estetiche, sono adattamenti a un ambiente preciso.

Chi guarda un Akita oggi, in una città italiana, sta guardando un cane costruito per un altro clima. È il motivo per cui l'estate va gestita con attenzione.

I Matagi-Inu e la caccia in montagna

I Matagi erano i cacciatori tradizionali delle montagne del nord del Giappone, e i loro cani — i Matagi-Inu — lavoravano su selvaggina di grossa taglia, orso compreso.

Il lavoro consisteva nel trovare l'animale e tenerlo impegnato fino all'arrivo dell'uomo. Richiedeva coraggio, resistenza, capacità di decidere da soli e di lavorare in gruppo con altri cani.

È da lì che vengono due caratteristiche che oggi si osservano ogni giorno: l'indipendenza decisionale, che si vede nel richiamo, e la calma davanti al pericolo, che nella tradizione giapponese si chiama kan-i.

L'Akita e la cultura giapponese

Nel corso dei secoli il cane del nord è entrato nella cultura giapponese anche fuori dall'ambito venatorio. Nella tradizione, donare un Akita era un gesto beneaugurante, associato a salute e prosperità; la sua immagine ricorre nell'arte e nell'artigianato.

C'è un periodo però in cui la razza rischia di perdere la propria identità: fra Ottocento e primo Novecento vengono introdotti incroci con cani stranieri, in parte legati alla diffusione dei combattimenti fra cani. Il tipo originale si diluisce.

È da questa preoccupazione che nasce, negli anni Venti del Novecento, il movimento per la conservazione della razza.

1927: la nascita di AKIHO

Nel 1927 viene fondata AKIHO, Akitainu Hozonkai, l'associazione per la conservazione dell'Akita Inu, con sede nella prefettura di Akita.

Il suo scopo è recuperare e preservare il tipo tradizionale giapponese: selezionare cani che rispondano allo standard originale per struttura, mantello e carattere, in opposizione agli incroci che ne avevano alterato le caratteristiche.

AKIHO organizza raduni giudicati secondo criteri propri, ancora oggi diversi da quelli dei circuiti internazionali. È il motivo per cui un allevamento che si confronta anche con quel giudizio sta usando un metro in più, e più severo.

1931: monumento naturale

Nel 1931 il Giappone riconosce l'Akita come monumento naturale, uno status che il paese riserva a elementi di rilievo per il patrimonio nazionale.

È un riconoscimento raro per una razza canina e dice molto del rapporto fra questo cane e la cultura che lo ha prodotto:

non un animale da compagnia fra i tanti, ma un elemento identitario da tutelare.

Per chi accoglie un Akita oggi, in Europa, è un contesto che vale la pena conoscere. Non cambia la vita quotidiana con il cane, ma cambia il modo in cui si guarda a quello che si ha in casa.

Il dopoguerra e la ricostruzione

La Seconda guerra mondiale colpisce duramente la razza: nel Giappone del conflitto le condizioni di vita rendono difficile mantenere i cani, e la popolazione si riduce drasticamente.

Nel dopoguerra il lavoro di ricostruzione riparte da pochi soggetti, e vede protagonisti allevatori e giudici che dedicano decenni a recuperare il tipo tradizionale. Fra questi Naoto Kajiwara, giudice AKIHO le cui interpretazioni dello standard sono ancora oggi un riferimento.

È in questa fase che si consolida anche la divergenza con i cani portati negli Stati Uniti, da cui nascerà la separazione fra Akita Inu e American Akita.

Come è arrivato in Europa

La diffusione dell'Akita fuori dal Giappone è relativamente recente, e in Europa è cresciuta soprattutto negli ultimi decenni.

Con la diffusione è arrivato anche un rischio: la tendenza, in alcuni circuiti, a premiare soggetti più pesanti e più appariscenti, allontanandosi dal tipo tradizionale. È il motivo per cui una parte degli allevatori europei sceglie di confrontarsi anche con i giudizi giapponesi.

Conoscere questa storia serve a una cosa pratica: capire perché due cani della stessa razza, in due allevamenti diversi, possono somigliarsi così poco.

Domande frequenti

Da dove viene il nome Akita?

Dalla prefettura di Akita, nel nord del Giappone, regione di origine della razza. Inu, in giapponese, significa cane.

L'Akita è una razza antica?

Le sue origini affondano nei cani da caccia del nord del Giappone. La razza come la conosciamo oggi è però anche il risultato del lavoro di recupero e selezione avviato nel Novecento.

Perché è considerato monumento naturale?

Perché nel 1931 il Giappone gli ha riconosciuto questo status, riservato a elementi di rilievo per il patrimonio nazionale. È un riconoscimento del valore culturale della razza.

Quando è arrivato in Italia?

La presenza in Italia si è consolidata negli ultimi decenni, con la diffusione della razza in Europa. Oggi esistono allevamenti riconosciuti ENCI in diverse regioni.

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